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    Una Donna Saggia
 

Lunedì, 20. Agosto 2007

una donna saggia 1 e 2
di sweeneyagonistes, 23:52



UNA   SAGGIA   DONNA

LEGGO DELL'ALTRO :
indice.beeplog.it/
sequelpubblicato a : http://veritaoconseguenze.beeplog.com

UNA SAGGIA DONNA

One Wise Woman di Sweeney Agonistes – vietata ai minori di 14 anni – Dramma e Angst – Minerva trova Severus sbronzo e malconcio – Il racconto è AU, per le vicende familiari dei protagonisti, che sono relativamente in canone come carattere; inoltre è una storia natalizia, anche se cupa. L’accostamento tra la rinascita moraledi Snape e la nascita di un salvatore può dare fastidio a quanti si aspettano un Natale tradizionalista e religioso in senso confessionale. L’intento non è blasfemo comunque, anche per i valori di perdono, solidarietà, importanza dei legami familiari, ban marcati . Nota di Cuccussétte, che ha tradotto  il racconto. Author: Sweeney Agonistes - Fiction Rated: T-McGonagall encounters a drunk and despondent Snape in Hogsmeade on Christmas Eve. Drama/Angst –
originale a :
http://www.fanfiction.net/s/804299/2/
Sequel a :
http://www.fanfiction.net/s/804359/1/Truth_or_Consequences

 

PRIMA PARTE

 

Then we came to a tavern with vine-leaves over the lintel,
Six hands at an open door dicing for pieces of silver,
And feet kicking the empty wine-skins,
But there was no information, and so we continued
And arrived at evening, not a moment too soon...

-from "Journey of the Magi", T.S. Eliot

Albus aveva permesso a ciascun membro del personale di andarsene, quell giorno, se lo voleva. Siccome era vigilia di Natale e non avevo ancora comperato il regalo per mia sorella Medea, scesi a Hogsmeade, e passai un po’ di tempo nell’appartamento che avevo lì, e pensai a cosa Medea potesse desiderare. Le piacevano i libri – era ricercatrice per il Dipartimento dei Misteri – e probabilmente le avrei potuto trovare qualcosa da Bodey e Thoms. Dopo una corroborante tazza di the, affrontai la neve che cadeva fitta e mi inoltrai nel corso. Erano quasi le cinque, e i negozi si preparavano a chiudere per le feste. Dovevo affrettarmi.
Entrai nell’emporio seguita da un turbine di fiocchi di neve. Frugando gli scaffali, trovai una copia di Marrano Magico: la biografia non autorizzata di Gilderoy Lockhart. Immaginai che, essendomi lagnata tutto l’anno di quel buffone, le sarebbe garbato il libro. Di certo s’era goduta le mie lettere su di lui, o così mi disse, le avevano fatto da sipario comico.

Pagai ed uscii, tenendo la mano piazzata sul cappello. Il vento lo aveva afferrato, e la neve sembrava fitta come in una tormenta. Riuscii a tornare indietro di una decina di metri nella strada prima di dover ripararmi ai Three Broomsticks per evitare la bufera. Spazzolando via la neve dal mantello, diedi una rapida occhiata per vedere una sorta di cabaret.
Rosmerta, la barista, stava strillando a un giovane cameriere. “Te l’ho detto una volta, te l’ho detto migliaia di volte – mai servire Severus Snape! Quell’uomo mi dà i brividi, e non lo voglio nel mio pub!”
Il cameriere, comunque, rendeva i colpi. Sbatacchiando un bicchiere rotto, gridò, “Hai visto come stava! Un uomo in quelle condizioni abbisogna di una bevuta corposa – non di venir buttato fuori, al freddo!”
“Quello ancora non ti scusa per avergli dato una bottiglia di –“
Mi schiarii la gola. Rosmerta saltò, mi vide, e di colpo diventò tutta moine.
“Professoressa McGonagall! Cosa ti posso servire?”
Misi su il mio tono più deciso e professionale. “Puoi dirmi dove sta il Professor Snape?"
Rosmerta di colpo assunse un’aria indignata. “E’ incespicato fuori di qui, sbronzo come un Muggle –“

“Di certo senza alcuna minima assistenza da parte del piede di Rosmerta,” puntualizzò il barista con un’occhiataccia.
Rosmerta rese l’espressione e proseguì, “E dove è andato quando è uscito di qua, non lo so e non mi frega.”
Annuì svelta, la ringraziai, e lasciai i Three Broomsticks. Bene, davvero. Severus non era la persona più amichevole del mondo, ma anche se sbronzo, non dovresti gettare qualcuno nel mezzo di una bufera di neve- oltre tutto la vigilia di Natale.

Ci vedevo poco, e su per questo forse, che inciampai in qualcosa. Guardai giù ai miei piedi e vidi un corpo. Un corpo lungo, avvolto di nero, che stringeva una bottiglia di Odgen’s Old Firewhisky, e la neve si accumulava sui capelli neri flosci.
Era Severus.
Sospirando, valutai le mie opportunità. Non potevo lasciarlo lì. Non potevo Apparire a Hogwarts – nemmeno se non ci fossero state barriere, certo non potevo farlo Apparire mentre era sbronzo. La polvere Floo – era un’idea. Potevo portarlo al mio appartamento, accendere il fuoco, e portarlo a Hogwarts da lì. Essendomi decisa in quel senso, estrassi la bacchetta e mormorai, “Mobilcorpus!”
Sollevai Severus davanti a me, e gli misi un braccio sulla spalla per trattenerlo dal venire sbatacchiato malamente qua e là dal forte vento. Mi faceva pure da scudo – lieve punizione per essersi ubriacato, anche se era vacanza. Era un insegnante, dopo tutto, un modello da imitare. Quel tipo di cose non andavano fatte.

Raggiungemmo il mio appartamento, e dopo avergli tolto il mantello, lo distesi sul vecchio sofà in salotto. Fu allora che notai che non solo era zuppo, ma una sostanza più scura si era incrostata sulla camicia. Una sostanza rossastra che sembrava proprio sangue.


 

PARTE SECONDA

 

Myrrh is mine: Its bitter perfume
Breathes a life of gathering gloom.
Sorrowing, sighing, bleeding dying,
Sealed in the stone-cold tomb.
-from "We Three Kings of Orient Are", John H. Hopkins, Jr.


Non penso: agisco, e basta. Se mi fermassi a pensare, probabilmente riconsidererei le mie azioni- pensateci, un giovanotto viene denudato da una donna che ha il doppio dei suoi anni! – ma non lo feci. Severus era ferito, forse era grave, ed ero l’unica persona nella posizione di aiutarlo. Non c’era davvero tempo per pudori. Così, gli sbottonai la camicia, togliendola con attenzione dove il sangue si era coagulato e aveva appiccicato la stoffa alla pelle – Severus si contorse- e la posai con garbo sul pavimento accanto a me. Lanciai un rapido Incanto Cauterizzante su lui, accesi il fuoco con la bacchetta, scaldai dell’acqua e aggiunsi il sapone. Mi sedetti su uno sgabello e presi a pulire il sangue dal petto con una spugna.
Severus mi ricordava tanto mio nipote. Melagant era cupo e malinconico, come Severus, ma aveva lati più luminosi. Era piuttosto come il giovane Percy Weasley, per certi aspetti. Era rigido, ma in certo modo capace di rilassarsie divertirsi come la gioventù. Melagant aveva un senso dell’humor cattivo e un debole per il gioco delle carte, ed era un ottimo giocatore di Quidditch. In generale, era quello che credo potesse diventare Severus, se solo gli avessero dato la possibilità.
Ricordavo Severus al primo anno: silenzioso, brillante, lavoratore. Non era cupo allora – no, Severus si godeva la vita, aveva amici, andava tutto bene. E poi crebbe. Vidi come guardava Lily Evans – avevo avuto la mia dose di amore non corrisposto e ne riconoscevo i segni. Vidi come James Pottere Sirius Black – spensierati come erano – lo tormentassero. E poi, quando ebbe a possibilità di reagire, lo fece. Il giovane educato col mondo davanti a sé divenne Death Eater.
Guardavo i miei studenti come se fossero miei figli. Un genitore non dovrebbe sopravvivere ai propri figli, come avvenne con Potter e Evans. Un genitore non dovrebbe starsene allegro quando i suoi figli sono miserevoli, anche se- lo credevo – Severus non doveva esserlo. Meleagant, nonostante i modi cupi e rigido carattere, mai lo era stato. Meleagant era stato allevatoo ed educato tipo Severus, Slytherin e tutto il resto. Qualcosa aveva poi causato a Severus di andare in altra direzione, e quel qualcosa poteva probabilmente motivare cosa ci facesse Severus a Hogsmeade, ubriaco, la vigilia di Natale.

Tirai via la spugna dalla ciotola e andai al bagno. Versai l’acqua sporca di rosso giù dal lavandino; aprii l’armadietto, e tirai fuori due fiasche. Una conteneva un trattamento anti sbornia, l’altra era un comune analgesico. Tenevo la prima lì per Meleagant – era maggiorenne, e non aveva resistenza all’alcool. Chiusi l’armadietto, portai le fiasche in salotto, mi fermai nel cucinino a recuperare una tazza. Posai il mio carico a terra, recuperai il mantello, lo distesi su di lui e dissi chiaramente “Ennervate.”
Gli occhi dalle lunghe ciglia, guardinghi si aprirono, e con un rantolo, si mise a sedere. Il mantello gli cadde dal petto, e lo strinse a sé come un bambino con un animale di pezza. Mi guardò vacuo per un attimo, e poi la sua faccia si contorse in un misto di furia e paura.
Mi chinai verso la fiasca che conteneva la medicina del dopo sbornia, ne versai un po’ nella tazza, gliela porsi. “Bevi, è per i postumi della sbronza.”
Severus si accigliò, con una mano a massaggiarsi la tempia. “Prima vorrei delle risposte.”
“Non ti darò niente finché non bevi questo,” gli dissi ferma.
Afferrò la tazza da me e inghiottì il contenuto, facendo una faccia orribile. “Questa viene servita meglio  - se è possibile – quando è tiepida. Oserei dire che anche un’insegnante di Trasfigurazione lo saprebbe.”
La mia voce era gelida. “E oserei pensare che anche un insegnante di Pozioni avrebbe saputo far di meglio che girovagare nelle strade di Hogsmeade durante una tormenta, < sbronzo come un Muggle> , come ha specificato Madama Rosmerta.”
Ha avuto la decenza di apparire in vergogna, ma solo per un istante. “Risposte.”
“Fammi la domanda,” gli dissi.
“Dove sono?”
“E’ il mio appartamento a Hogsmeade.”
Sembrava incredulo. “Tieni un appartamento a Hogsmeade?”

Gli dissi lesta, “Sì.” Occorreva cambiare argomento. “Senti dolore da qualche parte?”
“Mi fa male il petto-“ la voce si spezzò di colpo, e lasciò cadere il mantello con l’intenzione di esaminare il torace, dove l’incanto Cauterizzante aveva chiuso il terribile squarcio. Passò un dito sulla pelle infiammata dove si formava la crosta. Impallidì, ma non disse niente.
Presi la tazza e la riempii con l’analgesico.
“Bevi questo,”
Lo fece. “Va meglio?”
“Un po’.”
Mi guardava come la volpe messa all’angolo dai suoi inseguitori. “Mi hai trovato tu?”
“Oh, sì. A essere precisi, ho inciampato su di te.
Eri collassato nella neve. Immagino che l’emorragia, unita al freddo e alla bottiglia vuota di Old Odgen’s Firewisky che avevi in mano, siano stati abbastanza da farti svenire. Ti ho portato qua, ti ho pulito un po’, ed eccoti.” Non potevo trattenere una punta di sarcasmo nella voce, sebbene ci provassi.”
Si fissava le mani, parlava piano e senza la traccia di acido nella voce. “Immagino di essere tuo debitore.”
“E tu, mi devi delle spiegazioni,” gli dissi. “Specialmente se non devo dire niente a Albus di tutto questo.” L’ultima frase sorprese me tanto quanto Severus – ero infame quando si trattava di inculcare le regole e galateo, a ragione.

Severus fissò un punto dietro la mia testa – ero consapevole che quello era il ritratto di Maedea, di suo marito Finn, del fratello Maimonides, sua moglie Demetra, e Meleagant. Disse placido, “sono incappato in un vecchio collega. Abbiamo litigato.”
“E immagino di essere nel giusto a credere che il vecchio collega sia un…” Non volevo dire la parola. La disse lui per me.
“Un Death Eater?”
Lui sorrise deciso, e mi guardò dritto negli occhi. “Oh, sì, era un Deathe Eater.”
Mi risolsi a non far commenti sul fatto che aveva usato il passato remoto, per <era>.”E allora?”

“E allora andai ai Three Broomsticks, dove il barista fu così carino da darmi una bottiglia di Odgen’s Old Firewhisky. Sedetti per un po’, ero stordito, e lo bevvi. Madama Rosmerta entrò nella stanza principale, ed insistette nel buttarmi fuori. Ricordo di avere vagato nella strada, e poi tutto si fa vuoto.” La sua occhiata tornò al ritratto. “Ed è questo che è accaduto.”
“Non va proprio bene,Severus,” dissi calma dopo un istante.
Gli occhi scuri si fissarono su di me, lampeggiavano nella tiepida luce del focolare. Era una missione, non scansarmi da quello sguardo, ma mantenni il contatto degli occhi. “Non va abbastanza bene?”
“Non va abbastanza bene. Hai avuto parole con il tuo – ex collega.” Lo vidi fare una lieve smorfia, aveva capito il doppio senso implicito. “Voglio sapere che parole sono state.”

Severus mi fissò. “Tu – non puoi sapere.
Non puoi.”
“Severus, come direbbe la piccola Lavender Brown, ho <ritto> su di te. Non farmelo usare.” E sapevo che l’avrei fatto. Era una cosa utile.
Lui scosse la testa. Provai un’altra tattica. Stavolta, divenni curiosa. “Severus, so che Albus è tuo mentore, il tuo confessore. Ma lui non è qua. Da quando torneremo a Hogwarts, sarà al Ministero, a cena con Fudge. Non potrai raccontargli cosa è successo oggi. E Severus, non scordarti che insegno da un sacco di anni più di te. Lo so, quando uno dei miei studenti ha bisogno di parlare di qualcosa. Basta – provare.” Non sorrisi, perché mi parve un sentimentalismo non motivato.

Severus per parecchio tempo non parlò. Poi disse. “Stamani avevo sentito il Marchio Oscuro, Professoressa. Bruciava peggio di quanto non facesse da tanto. Così tanto che lasciai la scuola – sapevo che un altro dei Death Eaters sarebbe venuto a cercarmi, e non volevo mettere la scuola a rischio. Non avrebbe mai bruciato a quel modo, se non ci fosse stato qualcosa di urgente…” Deglutì a fatica. £Venni qua, e davvero, qualcuno venne. Lo incontrai in un vicolo. Lottammo. Io – lo ho ucciso.”
Cercai di mantenere la faccia impassibile, ma non riuscii.

“Professoressa, non volevo ammazzarlo. E’ stata auto difesa.”
Mi guardava implorante da dietro quella barriera di ferro dell’autocommiserazione, e pareva chiedere  - a me! – clemenza.
Mi spezzò il cuore. Il vecchio bimbo del Primo Anno era sempre lì. Era quello che vide Albus quando guardò Severus? Il giovanotto terrorizzato che aveva fatto scelte cattive e se ne era pentito? Il giovane uomo si era rassegnato al suo destino, immaginando che qualsiasi cosa accadesse fosse un esito dei peccati commessi in passato?

In quel momento, mi resi conto di due cose riguardo Severus. La prima era perché albus si fidava di lui per delatore tra Ordine e Death Eater. Sotto quella facciata ben forgiata, impenetrabile, che aveva eretto, c’era l’educato, brillante giovanotti – che era integro e buono, e del tutto degno di fiducia. La seconda cosa di cui mi resi conto fu quanti sforzi avesse messo Albus in Severus. In tutti gli anni in cui Severus insegnava a Hogwarts – e probabilmente già da un paio di anni prima – Albus era stato un miscuglio tra uno psicologo e un sacerdote dei Muggle. Severus dopo avere lasciato i Death Eaters, aveva bisogno di qualcuno. I suoi genitori erano morti, non aveva fratelli. Grazie al tipo di relazione con James Potter e Sirius Black, era venuto in contatto con il Preside. Albus avrebbe desiderato coltivare una relazione con il giovane Severus, incoraggiarlo, dirgli che valeva, nonostante tutto quello che i suoi Slytherin covavano, e quanto di lui credevano i miei Gryffindor. Severus se lo ricordò, si rivolse ad Albus quando fu in pericolo. Ricordo quando venne a Hogwarts come una specie di apprendista l’estate prima che Colui – Che – Non – Deve – Nominarsi ebbe la sua prima sconfitta. Albus mi disse che lui aveva bisogno di un posto dove stare per un po’, avrebbe preso il lavoro del Professor Buckminster di Pozioni all’inizio dell’anno. Ma non poteva essere in fuga dai Death Eaters?

Albus aveva sempre tenuto un posto nel suo mondo per Severus – un posto di cui Severus aveva bisogno. Io non ne avevo. Era quella, dunque, un’opportunità per me per dargli quel sostegno che avrei dovuto dargli anni prima, quando si era allontanato dai suoi punti fermi, era diventato un Death Eater, e quando Lily morì? Non potevo evitare l’idea.
“Severus… Severus, io…
“ come se sapessi cosa avrei detto, e cosa potrei non avere detto, in quel momento. Cercai la sua mano e basta, la strinsi decisa, cercando di ricomporre i pensieri.
Con mia sorpresa, Severus la strinse a sua volta, chiuse gli occhi, con le ombre che ballavano malevole sul volto provato. “Professoressa, sapevo che prima o poi sarebbero tornati. Ero solo e indifeso, il Professor Dumbledore era dovuto andare a Londra, era la vigilia di Natale. Non avevo niente per cui vivere. Ho appena ucciso un uomo. Nessuno…. A nessuno sarei mancato. Così andai a Three Broomsticks, convinsi il cameriere e darmi la bottiglia di Odgen’s, ed uscii. Il vento si era alzato. Camminai nella via, bevevo mentre andavo, sperando che – che avrebbe attutito un po’ del dolore.”
Se quello a cui pensavo veniva dietro quello che credevo, non volevo sentirlo.”E – tirai fuori il coltello che uso a lezione e –“

Non potevo lasciarglielo dire.
“Lo so, Severus.”
“No – lascia che ti dica … devo.” Tenne gli occhi chiusi, e parlò svelto. “Mi ci sono pugnalato. E poi ho fatto una trentina di passi prima di cadere. Mi senti bene a cadere nella neve… un guanciale morbido… un bel posto per morire. Ricordo che pensai che avrei fatto una grande sorpresa natalizia per chiunque mi avesse trovato, e oltre, non ricordo niente.”
Cosa potevo dirgli? Non potevo condannarlo. Non era come se mai mi fossi sentita a quel modo, almeno una volta nella mia vita. E nemmeno era che non avessi mai pensato a una simile fine, pure. Non sapevo se dire qualcosa sarebbe stato utile, ma ci avrei provato.

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una donna saggia 3 e 4
di sweeneyagonistes, 23:50




TERZA PARTE

O sisters, too, how may we do
For to preserve this day?
This poor Youngling for whom we sing,
Bye-bye, lulloo, lullay.
-"Coventry Carol", Traditional

 

Ci fu silenzio per oltre un minuto prima che prendessi un respiro profondo e iniziassi a parlare. “Severus, il tuo tentato suicidio non è un crimine agli occhi della legge. E L’Alta Corte non potrebbe mai incolparti di aver ucciso, o anche macellato per autodifesa contro un attivo Death Eater. E anche se ci prossero, Albus avrebbe – non avrebbe permesso che capitasse a te. Lo sai.”
I suoi occhi stanchi mi confermano.

“La tua propria legge - spesso più brutale di quella del Ministero. La tua coscienza può portarti a credere che, a causa delle tue azioni, non meriti di vivere.”
Mi piegai su di lui, gli presi l’altra mano. E ascoltami, Severus. Il solo fatto che hai lasciato Hogwarts poiché non volevi metterci in pericolo basta ed avanza a provare che sei un essere umano, e di gran valore. Se non lo fossi, Albus non avrebbe dato la sua disponibilità a farti da confessore. Si fida di te, Severus, e sai bene quanto me che lui dà fiducia solo a quanti la meritano. E se tu morivi, per l’Ordine o meno, avrebbe pianto su te come su un proprio figlio, penso.” Lasciai cadere un attimo il discorso prima di andare avanti. “Per sette anni ti ho insegnato Trasfigurazione. Insegno con te da quindici anni. Nonostante che non ci si frequenti tanto, abbiamo una solida relazione. Tu non mi intralci, io non intralcio te, e di tanto in tanto ci scambiamo saluti quando siamo nell’ufficio di Albus. Severus – mi – mi dispiace che tutto vada così. Ecco come stanno le cose. Ho sempre sentito di dovere fare qualcosa quando eri mio studente- dire una parola al momento giusto a Potter e a Black, separarti da Rosie o Avery – così che tu non ti fossi unito ai Death Eater.” Iniziò a dire qualcosa, ma lo interruppi.
“Dammi retta. Eri troppo bravo per loro. Lo sei sempre stato, e sempre lo sarai.” Ressi il suo sguardo. “E qualsiasi cosa tu abbia fatto per loro, qualsiasi atrocità tu abbia commesso per loro –“ sei assolto. Da Albus – e da me..”
Abbassai gli occhi. Non potevo guardarlo a quel punto. “Ti chiedi quale autorità abbia per assolverti, Severus. Mettila così – ho notato cosa stavi guardando sulla mia parete, stanotte.”
“Il giovane uomo a destra era il mio nipote Malageant. Venne avvicinato dai Death Eater l’anno prima che tu arrivasti a Hogwarts. Si diplomò e – e accettò la loro offerta. Ma non poteva sopportare la vastità delle atrocità. Divenne un delatore, sebbene fosse ben nascosto, membro dell’Ordine a sua volta, e faceva rapporto a Albus. Lucius Malfoy lo scoprì, quando Maleageant sabotò un’operazione. Lo uccisero, e così mio marito, e ciascuno nel ritratto eccetto la donna a sinistra – mia sorella Medea.
Non potevo andare avanti. Severus, invece, prese a dire a voce alta, “Lo ricordo. Andai in missione con lui. Lo chiamavano il Leone Nero – avevamo tutti nomi del genere.  E Professoressa – Minerva – lui manteneva le apparenze, ma aveva qualcosa di strano per un Death Eater, comunque. Cercava di fare del suo meglio per non… prolungare le sofferenze. Era un Death Eater,
Minerva, ma non lo era nel cuore. Volevo tu lo sapessi.”
Mi schiarii la gola. Non volevo sentirlo in quel momento, anche se credo più tardi sì. C’era dell’altro nella faccenda. Avevo visto Severus come solo Albus aveva – era vulnerabile. Almeno dovevo dargli qualcosa di me, in cambio.
“Puoi ricordare come, durante il tuo sesto anno, feci un mese di assenza. Albus vi fece lezione.”
Lui annuì.
“Hogwarts mi ha sempre sostenuta – mi sento come se attraverso il lavoro facessi una cosa meritoria. Ma non era la cosa più importante al mondo, per me. Quella era mio marito Theron. E quando fu – quando fu ucciso… avevo cercato di prepararmi a una simile evenienza, ma non avrei mai immaginato che si avverasse. Smisi di funzionare. Non volevo vivere.” Gli parlavo veloce adesso. “Mi intrufolai nella dispensa del Professor Buckminster e mi preparai la Sitra Achra.” Vidi i suoi occhi farsi grandi, e risi amaramente. “Cosa avresti pensato di un’insegnante di Trasfigurazione che sapesse certe cose, eh? In ogni caso, tornai in ufficio e la bevvi, guardando per tutto il tempo un ritratto di Theron. Era il mio intero mondo, lui, Severus. Ogni cosa.” Mi strofinai gli occhi veloce, rabbiosa. “E se Albus non fosse incappato in me, sarei morta. Andò diversamente, mi piazzò da Therion, nell’appartamento di Hogsmeade, e mandò un’infermiera a stare con me durante le giornate. Di notte, lo stesso Albus mi vegliava. Le notti erano il peggio. Vagavo per l’appartamento, Albius leggeva. Facevamo lunghissime partite a scacchi. Soffrivo di allucinazioni a causa dei postumi della Sitra Achra.  E qualche volta… vedevo Albus come l’angelo della Morte. Lo combattevo, letteralmente. Ma era sempre paziente, sempre gentile.”
Mi fissavo i piedi. “Gli dovevo più di chiunque altro. Mi – mi ha dato in regalo la mia vita. Ho cercato di gettarla via – l’avevo rifiutata. E lui me l’ha resa.”
“Tornai a scuola la vigilia di Natale, e ripresi tutto da dove avevo mollato, prima delle vacanze.” Non dissi a Severus dell’unica volta che cercai di parlare con Albus di quello che era accaduto – cercare di ringraziarlo – lui mi guardò e disse, < vuoi cercare di ripagarmi ? quando verrà il momento, fai per qualcun altro le stesse cose che ho fatto per te.> Oh, se ricordavo.
Guardai Severus, gli strinsi forte le mani nelle mie. “Severus, tu meriti la vita. La tua esistenza vale molto più che quella spazzatura. E’ preziosa – troppo preziosa perché tu la sprechi preoccupandoti dei peccati del passato. Prima Albus, adesso io, ti assolviamo: adesso ti rendo la tua vita.
Allora Severus fece quello che esattamente feci io nella simile occasione di parecchi anni prima: rivolse all’alto la testa, e prese a piangere. Feci quello che Albus aveva fatto in quella stessa occasione: strinsi Severus tra le mie braccia e lo lasciai piangere. Quando ebbe finito, si addormentò. Non mi concessi di guardarlo. Se l’avessi fatto, l’avrei perduto. Era pericolosamente sull’orlo, come me. Piuttosto presi la latta di polvere Floo, e borbottai < Levo >. Sollevai Severus, lo riportai a Hogwarts e lo sdraiai a letto. Dopo averlo rimboccato, lo lasciai subito e andai dritta all’ufficio di Albus.

 

QUARTA PARTE

 

Still through the cloven skies they come with peaceful wings unfurled
And still their heavenly music floats o'er all the weary world.
Above its sad and lowly plains they bend on hovering wing
And ever o'er its Babel sounds the blessed angels sing.
-Edmund H. Sears, "It Came Upon A Midnight Clear"


Incontrai Albus nel corridoio, di ritorno dalla cena con Fudge.
Prima di fare parola, mi invitò a seguirlo. Ci avvicinammo al Gargoyle davanti all’ufficio, Albus disse “ To-Tongue Toffee!”
Il Gargoyle si spostò, e ci arrampicammo su per le scale. Albus disse placido, “Alohamora – Emerson,” e la porta si schiuse.
“Una parola d’ordine in più?” gli chiesi.
Alzò le spalle ed accese il fuoco. “Solo qualcosa che nessuno si aspetta – non solo la parola d’ordine in più, ma la parte di Emerson.”

“Leggi letteratura dei Muggle – specialmente letteratura dei Muggle di America ?”
Albus estrasse due tazze smaltate da un armadietto e prese a mescere la cioccolata calda, mormorando le parole necessarie in mezzo alla risposta. “Io studio – Fervio Aqua – qualsiasi cosa sia istruttiva, Minerva. Emerson – Accumulo Mellitus – era un uomo assai intelligente. Era un filosofo del movimento Trascendentalista – Concio – e Henry David Thoreau, l’altro più famoso Trascendentalista, fu quello che metteva in pratica le idee di Emerson. Ecco qualcosa che avrei dovuto dirti assai prima: >Non voglio vivere altro che la vita, la vita è assai preziosa… Voglio vivere con profondità ed aspirare tutto il sapore della vita >. Ovvio, ciò comporta la domanda , < Cosa è la vita?>”
Mi guardò curioso e mi passò una delle tazze. “Stanotte ti è successo qualcosa, Minerva.”
Annuii.

“Siedi,” disse, indicando una delle due sedie troppo imbottite davanti al fuoco, e lo feci, raccolsi la tunica addosso a me e sistemai le mani sulla tazza così da scaldarle. Non c’era stato abbastanza tempo perché il fuoco scaldasse la stanza, da quando entrammo. O forse era la mia tensione.
Albus si accomodò sull’altra sedia e prese una sorsata dalla sua tazza. “Dimmi cosa è successo.”
Gli dissi ogni cosa. Della tempesta, di Rosmerta e del cameriere, sul pensare Severus del tutto ubriaco, ci come gli avevo curato il torace, e cosa sapevo della lotta tra lui ed il Death Eater.
Albus si torse le dita e fissò il fuoco. “Che cosa atroce, e accadere proprio la vigilia di Natale, Minerva. Comunque sei riuscita a riportarlo a scuola – immagino che lo hai fatto?”

Mi guardò con quei suoi occhi blu, penetranti – come quelli di Theron. Sapevo che sapeva cosa era accaduto; solamente, voleva che glielo dicessi. “Minerva, dubito che si sia addormentato così dopo aver tentato il suicidio.” Fawkes scese dal suo trespolo e si posò sul bracciolo della poltrona di Albus. Lui le strofinò lieto la fenice, e si versò altra cioccolata calda.
“Gli … ho detto che nessun tribunale al mondo l’avrebbe accusato d’omicidio. Gli ho detto… che lo amavi. Gli ho chiesto scusa per non essere stata più di una collega per lui, e per non avere fatto nulla di più per aiutarlo quando era uno studente. Lo ho assolto per le sue azioni. E gli ho detto… di…”
“Theron.”

Sospirò. “Penso che dovessi.”
Guardai distante da Albus, via dal fuoco, via da Fawkes. Erano troppo luminosi per farsi guardare; i miei occhi lacrimavano.
Disse gentile, “C’è stato altro?”
Deglutii. “Gli ho detto che avevo l’autorità di assolverlo… e che… gli ho reso la sua vita.”
“E’ una vita per una vita, Minerva. In questo caso, parecchie vite per una.”
Ero indignata – come poteva essere tanto insensibile? Decisa, dissi, “Non ha
niente a che fare con la generosità.”Albus posò la sua tazza, si dimenò sulla sedia, e mi guardò. Lo fissai a mia volta, abbattuta. Dopo un attimo, la sua mascherata di pietra si spezzò, e si accasciò. “Mi mancano, Minerva. Non pensare sia diverso. Era mio figlio, dopotutto.”
“Lo so.”

“Ed è la vigilia di Natale, quando ciascuno dovrebbe stare con la sua famiglia…. E persone come te, me, Severus, non ci stanno. E perciò pensiamo a quanto abbiamo, o possiamo avere avuto, o non abbiamo.  Posso capire come mai Severus volesse suicidarsi.
Povero ragazzo. Io e te almeno abbiamo Theron da ricordare. Lui non ha niente che meriti di essere ricordato..”
Fu silenzioso per un po’. “Immagino che il risultato sia stato una rievocazione del Natale di diciassette anni fa?”
Annuii. “Con fiumi di lacrime e il resto.
E sebbene lui si è addormentato,io no.”
Il fantasma di un sorriso aleggiò sulla sua faccia. “Allora andrà tutto bene. Hai agito bene.” Sembrava quasi fiero.
Posai la mia tazza sul pavimento e feci per andare. La sua voce mi raggiunse da dietro la poltrona. “Minerva ?”
“Sì?”

“Considera ogni debito pagato.”
E con quello, mi dissolsi.
Le mani sulla faccia, presi a singhiozzare. Per Theron, Meleagant, Maimonides, Demetria, Finn, Medea, Severus, Albus, e per me stessa.  Era proprio ingiusto. Anche il giovane Harry Potter aveva un posto dove andare per Natale – una famiglia sostitutiva, gli Weasley. Ero sfinita di dover cercare di essere forte. Stanca di accettare la mia soma dalla vita e innalzare un muro contro il fluire del lutto e della solitudine che mi scorreva addosso da ormai diciassette anni. Non avevo un attimo di pausa dall’avvoltoi che posava sulla mia spalla. Volevo solo essere capace di dimenticare ogni cosa, anche se per soli dieci minuti.
Sentii le braccia di Albus attorno a me, e mi aggrappai ad esse disperata. Mi disse dolce nell’orecchio, “Minerva, voglio che tu mi ascolti, e mi ascolti bene.
Nessuno può essere stoico in ogni momento. A ciascuno è permesso di spezzarsi, specialmente se sono soggetti a quell tipo di corrente a cui sei soggetta te. Non è cosa buona tenersi le cose dentro, Minerva. Fermentano fino a che non esplodono nelle condizioni giuste, proprio come adesso. Va tutto bene. Va tutto bene.” Mi porse il suo fazzoletto, mi asciugai gli occhi.
“Vieni, siediti di nuovo.”

Mi condusse alla sedia e si appollaiò sull’ottomana. “Ho una teoria sul perché la comunità degli stregoni celebra il Natale. C’è molto di più del pace in terra e agli uomini di buona volontà, rispetto alla roba tradizionale Più del messaggio e della tradizione, che della nascita di un Messia. E ovvio, i regali.”
Non riuscii a trattenere un lieve sorriso dalla faccia, a quel punto.
“Presumo che sai la storia del Natale.”
Annuii.
“Erode, Betlemme, la greppia, i Re Saggi…”
Mi interruppe.
“Cosa portarono al bambino i Re Saggi?”
“Un regalo in più parti. Vediamo… oro, incenso e mirra.”
Albus sorrise. “Minerva, ora indulgerò in una metafora blanda – spero che non ti spiaccia. Severus, a suo modo, è stato esiliato ed è nato di nuovo, in una stalla, questa notte. Tu gli hai portato un dono. Quello fa di te una Donna Saggia.”
Ci rimuginai per un istante.
“Mi hai raccontato la storia di Natale in altra maniera, e in un modo che ha salvato una vita. Ti meriti il titolo di < Donna saggia >.” Mi prese la mani.
“Theron, mio caro, voglio essere fiero di te… come lo sono adesso.”
A quel punto le parole non furono più necessarie. Piangemmo insieme per un po’, persi nella rimembranza. Quando avemmo pianto entrambi, riprendemmo la cioccolata e iniziammo a arrostire crostini sul fuoco. Presto, comunque, prendemmo a discutere dei passati Natali, delle avventure alla varie riunioni di famiglia dei Dumbledore, , e tutti gli exploit miei, di Maimonides, di Medea, da ragazzini. Sedemmo lì per ore, a raccontarci storie, quando il più grosso degli orologi nell’angolo rimbombò, “Buon Natale!”

Albus disse, “E’ la sola notte dell’anno in cui quell’orologio parla. E’ tempo di andare a letto…- I regali non arriveranno fino a quando non saremo addormentati. Permettimi di accompagnarti alle tue stanze.”
Diedi la buonanotte a Fawkes, che mi dimenò la coda, e scendemmo la rampa di scale silenziosi. I corridoi erano silenziosi, i ritratti fermi, e pure Mr.Flich e Msr.
Norris erano a letto. Ci fermammo al ritratto di Maxfield Parrish di una ragazza esuberante che ballava in cima a un colle, e lui mi fece l’inchino. “Un felice Natale a te, Minerva, e ci vediamo stamani più tardi a colazione.”
Annuii. “D’accordo, Albus.”
Sorrise e se ne tornò indietro per il corridoio. Bussai sul ritratto.
“Livia!”
La ragazza smise di danzare a una mezza giravolta e cadde.
“Professoressa!” strillò. “Mi hai allarmato!”
“Le scuse più sincere,” le dissi rapida. “Adesso, se non ti spiace, vorrei andare a letto. In mattinata ci sono i regali.”
“Regali? E’ Natale?”

“Sì,” dissi con poca pazienza.
Livia sghignazzò.
“Oh, Natale è un giorno di festa così carino. Mi ricordo un anno in cui –“
Gladrags Wizard Wear,” dissi scandendo.
Il ritratto si aprì e vi passai attraverso.

Ragazza sciocchina. Dovevo vedere cosa poter fare per organizzare una festa dei ritratti per l’indomani, o qualcosa del genere.
Mi cambiai mettendo la tunica da notte e mi guardai nello specchio, pensando agli eventi della nottata. Chi l’avrebbe mai pensato? Una Donna Saggia. “Sono una Donna Saggia,” dissi a gran voce.
Lo specchio borbottò, “Nessuna donna saggia sarebbe in piedi a quest’ora, a svegliare i poveri specchi. Vai a letto!”
Era un ottimo suggerimento. Lo seguii.

  

------------- F  I  N  E    --------------

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una donna saggia 3 e 4
di sweeneyagonistes, 23:48




TERZA PARTE

O sisters, too, how may we do
For to preserve this day?
This poor Youngling for whom we sing,
Bye-bye, lulloo, lullay.
-"Coventry Carol", Traditional

 

Ci fu silenzio per oltre un minuto prima che prendessi un respiro profondo e iniziassi a parlare. “Severus, il tuo tentato suicidio non è un crimine agli occhi della legge. E L’Alta Corte non potrebbe mai incolparti di aver ucciso, o anche macellato per autodifesa contro un attivo Death Eater. E anche se ci prossero, Albus avrebbe – non avrebbe permesso che capitasse a te. Lo sai.”
I suoi occhi stanchi mi confermano.

“La tua propria legge - spesso più brutale di quella del Ministero. La tua coscienza può portarti a credere che, a causa delle tue azioni, non meriti di vivere.”
Mi piegai su di lui, gli presi l’altra mano. E ascoltami, Severus. Il solo fatto che hai lasciato Hogwarts poiché non volevi metterci in pericolo basta ed avanza a provare che sei un essere umano, e di gran valore. Se non lo fossi, Albus non avrebbe dato la sua disponibilità a farti da confessore. Si fida di te, Severus, e sai bene quanto me che lui dà fiducia solo a quanti la meritano. E se tu morivi, per l’Ordine o meno, avrebbe pianto su te come su un proprio figlio, penso.” Lasciai cadere un attimo il discorso prima di andare avanti. “Per sette anni ti ho insegnato Trasfigurazione. Insegno con te da quindici anni. Nonostante che non ci si frequenti tanto, abbiamo una solida relazione. Tu non mi intralci, io non intralcio te, e di tanto in tanto ci scambiamo saluti quando siamo nell’ufficio di Albus. Severus – mi – mi dispiace che tutto vada così. Ecco come stanno le cose. Ho sempre sentito di dovere fare qualcosa quando eri mio studente- dire una parola al momento giusto a Potter e a Black, separarti da Rosie o Avery – così che tu non ti fossi unito ai Death Eater.” Iniziò a dire qualcosa, ma lo interruppi.
“Dammi retta. Eri troppo bravo per loro. Lo sei sempre stato, e sempre lo sarai.” Ressi il suo sguardo. “E qualsiasi cosa tu abbia fatto per loro, qualsiasi atrocità tu abbia commesso per loro –“ sei assolto. Da Albus – e da me..”
Abbassai gli occhi. Non potevo guardarlo a quel punto. “Ti chiedi quale autorità abbia per assolverti, Severus. Mettila così – ho notato cosa stavi guardando sulla mia parete, stanotte.”
“Il giovane uomo a destra era il mio nipote Malageant. Venne avvicinato dai Death Eater l’anno prima che tu arrivasti a Hogwarts. Si diplomò e – e accettò la loro offerta. Ma non poteva sopportare la vastità delle atrocità. Divenne un delatore, sebbene fosse ben nascosto, membro dell’Ordine a sua volta, e faceva rapporto a Albus. Lucius Malfoy lo scoprì, quando Maleageant sabotò un’operazione. Lo uccisero, e così mio marito, e ciascuno nel ritratto eccetto la donna a sinistra – mia sorella Medea.
Non potevo andare avanti. Severus, invece, prese a dire a voce alta, “Lo ricordo. Andai in missione con lui. Lo chiamavano il Leone Nero – avevamo tutti nomi del genere.  E Professoressa – Minerva – lui manteneva le apparenze, ma aveva qualcosa di strano per un Death Eater, comunque. Cercava di fare del suo meglio per non… prolungare le sofferenze. Era un Death Eater,
Minerva, ma non lo era nel cuore. Volevo tu lo sapessi.”
Mi schiarii la gola. Non volevo sentirlo in quel momento, anche se credo più tardi sì. C’era dell’altro nella faccenda. Avevo visto Severus come solo Albus aveva – era vulnerabile. Almeno dovevo dargli qualcosa di me, in cambio.
“Puoi ricordare come, durante il tuo sesto anno, feci un mese di assenza. Albus vi fece lezione.”
Lui annuì.
“Hogwarts mi ha sempre sostenuta – mi sento come se attraverso il lavoro facessi una cosa meritoria. Ma non era la cosa più importante al mondo, per me. Quella era mio marito Theron. E quando fu – quando fu ucciso… avevo cercato di prepararmi a una simile evenienza, ma non avrei mai immaginato che si avverasse. Smisi di funzionare. Non volevo vivere.” Gli parlavo veloce adesso. “Mi intrufolai nella dispensa del Professor Buckminster e mi preparai la Sitra Achra.” Vidi i suoi occhi farsi grandi, e risi amaramente. “Cosa avresti pensato di un’insegnante di Trasfigurazione che sapesse certe cose, eh? In ogni caso, tornai in ufficio e la bevvi, guardando per tutto il tempo un ritratto di Theron. Era il mio intero mondo, lui, Severus. Ogni cosa.” Mi strofinai gli occhi veloce, rabbiosa. “E se Albus non fosse incappato in me, sarei morta. Andò diversamente, mi piazzò da Therion, nell’appartamento di Hogsmeade, e mandò un’infermiera a stare con me durante le giornate. Di notte, lo stesso Albus mi vegliava. Le notti erano il peggio. Vagavo per l’appartamento, Albius leggeva. Facevamo lunghissime partite a scacchi. Soffrivo di allucinazioni a causa dei postumi della Sitra Achra.  E qualche volta… vedevo Albus come l’angelo della Morte. Lo combattevo, letteralmente. Ma era sempre paziente, sempre gentile.”
Mi fissavo i piedi. “Gli dovevo più di chiunque altro. Mi – mi ha dato in regalo la mia vita. Ho cercato di gettarla via – l’avevo rifiutata. E lui me l’ha resa.”
“Tornai a scuola la vigilia di Natale, e ripresi tutto da dove avevo mollato, prima delle vacanze.” Non dissi a Severus dell’unica volta che cercai di parlare con Albus di quello che era accaduto – cercare di ringraziarlo – lui mi guardò e disse, < vuoi cercare di ripagarmi ? quando verrà il momento, fai per qualcun altro le stesse cose che ho fatto per te.> Oh, se ricordavo.
Guardai Severus, gli strinsi forte le mani nelle mie. “Severus, tu meriti la vita. La tua esistenza vale molto più che quella spazzatura. E’ preziosa – troppo preziosa perché tu la sprechi preoccupandoti dei peccati del passato. Prima Albus, adesso io, ti assolviamo: adesso ti rendo la tua vita.
Allora Severus fece quello che esattamente feci io nella simile occasione di parecchi anni prima: rivolse all’alto la testa, e prese a piangere. Feci quello che Albus aveva fatto in quella stessa occasione: strinsi Severus tra le mie braccia e lo lasciai piangere. Quando ebbe finito, si addormentò. Non mi concessi di guardarlo. Se l’avessi fatto, l’avrei perduto. Era pericolosamente sull’orlo, come me. Piuttosto presi la latta di polvere Floo, e borbottai < Levo >. Sollevai Severus, lo riportai a Hogwarts e lo sdraiai a letto. Dopo averlo rimboccato, lo lasciai subito e andai dritta all’ufficio di Albus.

 

QUARTA PARTE

 

Still through the cloven skies they come with peaceful wings unfurled
And still their heavenly music floats o'er all the weary world.
Above its sad and lowly plains they bend on hovering wing
And ever o'er its Babel sounds the blessed angels sing.
-Edmund H. Sears, "It Came Upon A Midnight Clear"


Incontrai Albus nel corridoio, di ritorno dalla cena con Fudge.
Prima di fare parola, mi invitò a seguirlo. Ci avvicinammo al Gargoyle davanti all’ufficio, Albus disse “ To-Tongue Toffee!”
Il Gargoyle si spostò, e ci arrampicammo su per le scale. Albus disse placido, “Alohamora – Emerson,” e la porta si schiuse.
“Una parola d’ordine in più?” gli chiesi.
Alzò le spalle ed accese il fuoco. “Solo qualcosa che nessuno si aspetta – non solo la parola d’ordine in più, ma la parte di Emerson.”

“Leggi letteratura dei Muggle – specialmente letteratura dei Muggle di America ?”
Albus estrasse due tazze smaltate da un armadietto e prese a mescere la cioccolata calda, mormorando le parole necessarie in mezzo alla risposta. “Io studio – Fervio Aqua – qualsiasi cosa sia istruttiva, Minerva. Emerson – Accumulo Mellitus – era un uomo assai intelligente. Era un filosofo del movimento Trascendentalista – Concio – e Henry David Thoreau, l’altro più famoso Trascendentalista, fu quello che metteva in pratica le idee di Emerson. Ecco qualcosa che avrei dovuto dirti assai prima: >Non voglio vivere altro che la vita, la vita è assai preziosa… Voglio vivere con profondità ed aspirare tutto il sapore della vita >. Ovvio, ciò comporta la domanda , < Cosa è la vita?>”
Mi guardò curioso e mi passò una delle tazze. “Stanotte ti è successo qualcosa, Minerva.”
Annuii.

“Siedi,” disse, indicando una delle due sedie troppo imbottite davanti al fuoco, e lo feci, raccolsi la tunica addosso a me e sistemai le mani sulla tazza così da scaldarle. Non c’era stato abbastanza tempo perché il fuoco scaldasse la stanza, da quando entrammo. O forse era la mia tensione.
Albus si accomodò sull’altra sedia e prese una sorsata dalla sua tazza. “Dimmi cosa è successo.”
Gli dissi ogni cosa. Della tempesta, di Rosmerta e del cameriere, sul pensare Severus del tutto ubriaco, ci come gli avevo curato il torace, e cosa sapevo della lotta tra lui ed il Death Eater.
Albus si torse le dita e fissò il fuoco. “Che cosa atroce, e accadere proprio la vigilia di Natale, Minerva. Comunque sei riuscita a riportarlo a scuola – immagino che lo hai fatto?”

Mi guardò con quei suoi occhi blu, penetranti – come quelli di Theron. Sapevo che sapeva cosa era accaduto; solamente, voleva che glielo dicessi. “Minerva, dubito che si sia addormentato così dopo aver tentato il suicidio.” Fawkes scese dal suo trespolo e si posò sul bracciolo della poltrona di Albus. Lui le strofinò lieto la fenice, e si versò altra cioccolata calda.
“Gli … ho detto che nessun tribunale al mondo l’avrebbe accusato d’omicidio. Gli ho detto… che lo amavi. Gli ho chiesto scusa per non essere stata più di una collega per lui, e per non avere fatto nulla di più per aiutarlo quando era uno studente. Lo ho assolto per le sue azioni. E gli ho detto… di…”
“Theron.”

Sospirò. “Penso che dovessi.”
Guardai distante da Albus, via dal fuoco, via da Fawkes. Erano troppo luminosi per farsi guardare; i miei occhi lacrimavano.
Disse gentile, “C’è stato altro?”
Deglutii. “Gli ho detto che avevo l’autorità di assolverlo… e che… gli ho reso la sua vita.”
“E’ una vita per una vita, Minerva. In questo caso, parecchie vite per una.”
Ero indignata – come poteva essere tanto insensibile? Decisa, dissi, “Non ha
niente a che fare con la generosità.”Albus posò la sua tazza, si dimenò sulla sedia, e mi guardò. Lo fissai a mia volta, abbattuta. Dopo un attimo, la sua mascherata di pietra si spezzò, e si accasciò. “Mi mancano, Minerva. Non pensare sia diverso. Era mio figlio, dopotutto.”
“Lo so.”

“Ed è la vigilia di Natale, quando ciascuno dovrebbe stare con la sua famiglia…. E persone come te, me, Severus, non ci stanno. E perciò pensiamo a quanto abbiamo, o possiamo avere avuto, o non abbiamo.  Posso capire come mai Severus volesse suicidarsi.
Povero ragazzo. Io e te almeno abbiamo Theron da ricordare. Lui non ha niente che meriti di essere ricordato..”
Fu silenzioso per un po’. “Immagino che il risultato sia stato una rievocazione del Natale di diciassette anni fa?”
Annuii. “Con fiumi di lacrime e il resto.
E sebbene lui si è addormentato,io no.”
Il fantasma di un sorriso aleggiò sulla sua faccia. “Allora andrà tutto bene. Hai agito bene.” Sembrava quasi fiero.
Posai la mia tazza sul pavimento e feci per andare. La sua voce mi raggiunse da dietro la poltrona. “Minerva ?”
“Sì?”

“Considera ogni debito pagato.”
E con quello, mi dissolsi.
Le mani sulla faccia, presi a singhiozzare. Per Theron, Meleagant, Maimonides, Demetria, Finn, Medea, Severus, Albus, e per me stessa.  Era proprio ingiusto. Anche il giovane Harry Potter aveva un posto dove andare per Natale – una famiglia sostitutiva, gli Weasley. Ero sfinita di dover cercare di essere forte. Stanca di accettare la mia soma dalla vita e innalzare un muro contro il fluire del lutto e della solitudine che mi scorreva addosso da ormai diciassette anni. Non avevo un attimo di pausa dall’avvoltoi che posava sulla mia spalla. Volevo solo essere capace di dimenticare ogni cosa, anche se per soli dieci minuti.
Sentii le braccia di Albus attorno a me, e mi aggrappai ad esse disperata. Mi disse dolce nell’orecchio, “Minerva, voglio che tu mi ascolti, e mi ascolti bene.
Nessuno può essere stoico in ogni momento. A ciascuno è permesso di spezzarsi, specialmente se sono soggetti a quell tipo di corrente a cui sei soggetta te. Non è cosa buona tenersi le cose dentro, Minerva. Fermentano fino a che non esplodono nelle condizioni giuste, proprio come adesso. Va tutto bene. Va tutto bene.” Mi porse il suo fazzoletto, mi asciugai gli occhi.
“Vieni, siediti di nuovo.”

Mi condusse alla sedia e si appollaiò sull’ottomana. “Ho una teoria sul perché la comunità degli stregoni celebra il Natale. C’è molto di più del pace in terra e agli uomini di buona volontà, rispetto alla roba tradizionale Più del messaggio e della tradizione, che della nascita di un Messia. E ovvio, i regali.”
Non riuscii a trattenere un lieve sorriso dalla faccia, a quel punto.
“Presumo che sai la storia del Natale.”
Annuii.
“Erode, Betlemme, la greppia, i Re Saggi…”
Mi interruppe.
“Cosa portarono al bambino i Re Saggi?”
“Un regalo in più parti. Vediamo… oro, incenso e mirra.”
Albus sorrise. “Minerva, ora indulgerò in una metafora blanda – spero che non ti spiaccia. Severus, a suo modo, è stato esiliato ed è nato di nuovo, in una stalla, questa notte. Tu gli hai portato un dono. Quello fa di te una Donna Saggia.”
Ci rimuginai per un istante.
“Mi hai raccontato la storia di Natale in altra maniera, e in un modo che ha salvato una vita. Ti meriti il titolo di < Donna saggia >.” Mi prese la mani.
“Theron, mio caro, voglio essere fiero di te… come lo sono adesso.”
A quel punto le parole non furono più necessarie. Piangemmo insieme per un po’, persi nella rimembranza. Quando avemmo pianto entrambi, riprendemmo la cioccolata e iniziammo a arrostire crostini sul fuoco. Presto, comunque, prendemmo a discutere dei passati Natali, delle avventure alla varie riunioni di famiglia dei Dumbledore, , e tutti gli exploit miei, di Maimonides, di Medea, da ragazzini. Sedemmo lì per ore, a raccontarci storie, quando il più grosso degli orologi nell’angolo rimbombò, “Buon Natale!”

Albus disse, “E’ la sola notte dell’anno in cui quell’orologio parla. E’ tempo di andare a letto…- I regali non arriveranno fino a quando non saremo addormentati. Permettimi di accompagnarti alle tue stanze.”
Diedi la buonanotte a Fawkes, che mi dimenò la coda, e scendemmo la rampa di scale silenziosi. I corridoi erano silenziosi, i ritratti fermi, e pure Mr.Flich e Msr.
Norris erano a letto. Ci fermammo al ritratto di Maxfield Parrish di una ragazza esuberante che ballava in cima a un colle, e lui mi fece l’inchino. “Un felice Natale a te, Minerva, e ci vediamo stamani più tardi a colazione.”
Annuii. “D’accordo, Albus.”
Sorrise e se ne tornò indietro per il corridoio. Bussai sul ritratto.
“Livia!”
La ragazza smise di danzare a una mezza giravolta e cadde.
“Professoressa!” strillò. “Mi hai allarmato!”
“Le scuse più sincere,” le dissi rapida. “Adesso, se non ti spiace, vorrei andare a letto. In mattinata ci sono i regali.”
“Regali? E’ Natale?”

“Sì,” dissi con poca pazienza.
Livia sghignazzò.
“Oh, Natale è un giorno di festa così carino. Mi ricordo un anno in cui –“
Gladrags Wizard Wear,” dissi scandendo.
Il ritratto si aprì e vi passai attraverso.

Ragazza sciocchina. Dovevo vedere cosa poter fare per organizzare una festa dei ritratti per l’indomani, o qualcosa del genere.
Mi cambiai mettendo la tunica da notte e mi guardai nello specchio, pensando agli eventi della nottata. Chi l’avrebbe mai pensato? Una Donna Saggia. “Sono una Donna Saggia,” dissi a gran voce.
Lo specchio borbottò, “Nessuna donna saggia sarebbe in piedi a quest’ora, a svegliare i poveri specchi. Vai a letto!”
Era un ottimo suggerimento. Lo seguii.

  

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